Sulle accise il Governo prende tempo e decide di non rinnovare lo sconto. Da Spalato la premier Meloni evidenzia che l’Esecutivo è pronto a nuovi interventi, in particolare con il meccanismo delle accise mobili ma si chiede se sia più efficace spendere 160 milioni subito o tenerli come provvista. Questo è il punto chiave accompagnato dalla speranza che l’Eni possa ripristinare pienamente il price cap. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha risposto che la richiesta formulata al gruppo di assorbire anche i 6,1 centesimi di rialzo, per via del mancato rinnovo del taglio delle accise, non può essere accolta tramite un abbassamento del price cap. Eni in ogni caso continuerà a supportare il sistema agendo sulle leve a disposizione, ovvero su come ribaltare a valle gli aumenti registrati dalle quotazioni internazionali. (Ved. anche Il Corriere della Sera: ‘Meloni: 160 milioni per le accise mobili Oggi l’ok di Bruxelles su energia e difesa’ – pag. 3)
Rassegna Stampa Fiscale
8 Ottobre 2026
Il Sole 24 Ore - Celestina Dominelli, Manuela Perrone - Pag. 4
Accise, il governo prende tempo Niente sponda di Eni sul tetto
8 Ottobre 2026
Il Sole 24 Ore - Lorenzo Pegorin, Gian Paolo Ranocchi - Pag. 35
Concordato, regolarizzazione dei debiti prima dell’adesione
Con la circolare n. 8/E dello scorso 6 ottobre l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito al concordato preventivo biennale. Prima di aderire al patto con il fisco va fatto un check up della situazione debitoria al 31 dicembre 2025 superiore ai 5 mila euro. Nel caso ci fossero importi più alti si può provvedere alla regolarizzazione prima dell’accettazione della proposta di concordato. La presenza di debiti fiscali o previdenziali di importo superiore al tetto di 5 mila euro impone prudenza. Il blocco scatta in presenza di debiti per tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate o debiti contributivi che siano definitivamente accertati con sentenza irrevocabile e non più soggetti a impugnazione. La verifica del rispetto dei limiti non riguarda le posizioni di soci di società eventualmente interessate al Cpb. Nei rapporti tra associazioni e associati la mancanza di uno dei requisiti necessari per uno degli associati impedisce l’adesione del singolo ma anche dell’associazione e degli altri associati interessati.
8 Ottobre 2026
Il Sole 24 Ore - Alessandro Germani - Pag. 37
La scelta sui dividendi non dribbla la tassazione
La distribuzione di dividendi da parte di una holding ai soci persone fisiche sembra una scelta legittima e insindacabile della società per la quale l’abuso del diritto non dovrebbe essere contestato. Merita una riflessione approfondita la tematica della distribuzione di dividendi (o meglio, la sua assenza) dalla holding ai propri soci persone fisiche. Un recente filone di accertamento tende a contestare l’abuso del diritto sulla base dell’atto di indirizzo del 27 febbraio 2025. Ciò in quanto nel medesimo si afferma che ricorrerebbe la casistica di un vantaggio fiscale indebito anche in presenza dei differimenti di imposizione. Questa impostazione non convince perché la casistica di mancata distribuzione dei dividendi non comporterebbe alcun rinvio sine die della tassazione.
8 Ottobre 2026
Il Sole 24 Ore - Franco Roscini Vitali - Pag. 37
Nel principio Oic 11 la linea guida contabile del bilancio d’esercizio
La corretta lettura dei principi contabili emanati dall’Organismo italiano di contabilità è importante in particolare per risolvere casistiche e situazioni specifiche non trattate nei singoli documenti oppure trattate in via generale. Importante è la conoscenza del principio contabile Oic 11 che detta finalità e postulati del bilancio d’esercizio: infatti, tutti i singoli principi si basano su questo documento e non possono dettare prescrizioni in contrasto con lo stesso, come si evince dalla lettura del paragrafo 4 relativo alla gerarchia delle disposizioni. La generalità delle norme lascia al redattore maggior margine operativo per adattare le soluzioni alle caratteristiche delle imprese. Ciò evita prescrizioni troppo dettagliate che potrebbero imporre modiche a software e procedure. Il redattore non ha comunque mano libera perché è chiamato sempre a rispettare i principi dell’Oic 11 e le regole fiscali collegate al bilancio. Per casi particolari si può chiedere chiarimenti direttamente all’Oic.
8 Ottobre 2026
Il Sole 24 Ore - Gaetana Rota, Benedetto Santacroce - Pag. 38
Dogane, i kit scaglionati non evitano il dazio più alto sul prodotto finito
Importare componenti in spedizioni scaglionate non mette al riparo dal dazio più alto dovuto sul prodotto assemblato. Lo ha stabilito il Tribunale Ue con la sentenza resa ieri in relazione alla causa T-529/25. Componenti dichiarati in momenti diversi, anche su più mesi, vanno trattati come bene completo smontato se fattori oggettivi mostrano che formano un insieme con le sue caratteristiche essenziali. Per chi importa kit di biciclette elettriche dalla Cina il rischio è duplice: dazi ordinari e antidumping sul finito, oltre a contestazioni penali. La vicenda nasce dall’importazione dalla Cina di componenti di e-bike dichiarati come parti staccate per evitare i dazi antidumping dovuti sui veicoli finiti. La dogana ha ricondotto le dichiarazioni scaglionate a kit completi. Il Tribunale ha chiarito che la presentazione simultanea delle merci non è un requisito indispensabile. Se elementi oggettivi provano che i pezzi formano un insieme, la classificazione deve avvenire come prodotto finito.
8 Ottobre 2026
Italia Oggi - Francesco Cerisano - Pag. 21
L’inflazione sale, gli stipendi no
La Consulta dei Caf ha condotto un’analisi sui modelli 730 per leggere l’evoluzione dei redditi in Italia. Dal 2025 al 2026 i redditi medi di chi presenta il modello 730 sono cresciuti solo dell’1,1%. Briciole rispetto a un’inflazione che corre sempre più veloce a causa della crisi energetica e che a fine anno potrebbe arrivare al 4%. E in un’Italia con gli stipendi fermi le differenze territoriali, di genere e di età incrementano le disuguaglianze. Perché un lavoratore all’apice della carriera a Monza Brianza guadagna in media 41.434 euro mentre una donna della stessa età in provincia di Foggia ne percepisce 15.386. E tra una donna del Sud e un uomo del Nord Ovest ballano 14 mila euro di retribuzione, pari al 41% in meno. Lo studio ha preso in considerazione un panel di 775.574 contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2025 e nel 2026, dichiarando un reddito complessivo di 19,6 miliardi l’anno scorso e 19,8 quest’anno.
8 Ottobre 2026
Italia Oggi - Matteo Rizzi - Pag. 23
Tesori all’estero non dichiarati
Dal Report del Mef emergono le incongruenze dei quadri RW con le informazioni ricevute attraverso il Common reporting standard (CRS). Individuati quasi 2 miliardi di euro detenuti sui conti correnti all’estero non dichiarati nel quadro RW ma segnalati all’Agenzia delle Entrate attraverso lo scambio automatico di informazioni. Su 1,899 miliardi individuati, 381 milioni sono detenuti in Paesi black list e oltre 1,5 miliardi in Paesi non a fiscalità privilegiata. Applicando le sanzioni nella misura minima, il monte sanzionatorio potenziale raggiunge 68,4 milioni di euro. Si tratta di uno dei risultati dell’analisi contenuta nella Relazione 2026 sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva che dedica un approfondimento al tax gap collegato alle lettere di compliance inviate dalle Entrate sulla base delle informazioni CRS.
8 Ottobre 2026
Italia Oggi - Giuliano Mandolesi - Pag. 23
Il forfettario a 65 mila euro tira giù l’evasione fiscale
Dalla nuova Relazione del Mef sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva 2026 emerge che il regime forfettario fa crollare l’evasione fiscale. La propensione al tax gap delle partite Iva che utilizzano il forfait scende dal 57,6% del 2018 al 41,4% del 2019, con una riduzione di oltre 16 punti percentuali in un solo anno. La vigorosa riduzione del tax gap coincide con l’aumento del limite a 65 mila euro di ricavi e compensi, rispetto alle più basse soglie diversificate per attività, per l’accesso e la permanenza nel regime e applicabile proprio dal 1°gennaio 2019. Il dato assume ancora maggiore rilievo se confrontato con quello rilevato sul complesso dell’Irpef da lavoro autonomo e imprese che, nel 2019, registrava una propensione all’evasione del 64,1%, ben 22,7 punti percentuali superiori a quella dei contribuenti forfettari.
8 Ottobre 2026
Italia Oggi - Franco Ricca - Pag. 24
Iva, stop alle modifiche tardive
Nella sentenza di ieri, causa T-773/25 il Tribunale Ue ha deciso che non è sanabile, a distanza di anni, la mancata designazione in fattura del cessionario quale debitore dell’Iva sull’acquisto intracomunitario nelle cessioni a catena, realizzate con un unico trasporto dei beni dal Paese del primo fornitore a quello dell’acquirente finale. L’operatore intermedio che omette questo adempimento sostanziale, necessario per fruire della semplificazione prevista per le triangolazioni comunitarie, non può regolarizzare anni dopo le fatture carenti della designazione. Egli rimane quindi obbligato, da un lato, a versare l’Iva sull’acquisto intracomunitario nel Paese in cui è registrato e, dall’altro, a identificarsi nel Paese di destinazione dei beni per applicare l’imposta sulla cessione effettuata nei confronti del proprio cessionario.
8 Ottobre 2026
Italia Oggi - Davide Marini - Pag. 25
Bonus facciate, ultima chiamata
Dai termini di controllo dell’Agenzia delle Entrate, relativi alle spese 2021, emerge che per i cantieri del bonus facciate avviati nel 2021 e ancora aperti, il 31 dicembre dovrebbe essere l’ultima chiamata per la comunicazione al Comune della relativa ultimazione. A differenza del Superbonus, il bonus facciate non legava il credito agli stati di avanzamento: contava il pagamento, anche su lavori appena avviati. Per le spese 2021 la prima utilizzazione del credito è riconducibile al 2022. I termini rendono quindi il 2027 l’orizzonte di riferimento per la contestazione della non spettanza. Chi colloca la fine lavori al 2027 la fa coincidere con la decadenza, senza margine di verifica per l’Agenzia: un termine utile deve precederla. Da qui la tesi: nella lettura più estensiva, il 31 dicembre 2026 è l’ultima chiamata per l’ultimazione. Dopo quella data un cantiere incompiuto rischia di passare dalla non spettanza all’inesistenza: otto anni di controlli e sanzioni fino al 200%.